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I NUOVI CAPITOLI DELLA MODA ITALIANA

Aggiornamento: 31 ott 2025

Chi segue l’astrologia sa che Saturno, pianeta del rigore e del sacrificio, compie un intero giro dello zodiaco ogni 28-30 anni circa: si tratta del cosiddetto “ritorno di Saturno”.

Tra il 1994 e il 1996, il pianeta transitava tra gli stessi segni che sta attraversando in questi ultimi anni, definendo un periodo storico cruciale.

Furono gli anni in cui i grandi marchi italiani e francesi entrarono nei colossi del lusso, consolidando distribuzione, comunicazione e potere globale.

Erano anche gli anni del minimalismo rigoroso e del grunge fragile e sottile, dell’affermazione di nuove voci come Helmut Lang, Comme des Garçons e Jil Sander e della nascente rivoluzione di internet.


In questo 2025, Saturno transita per lo più nel segno dei Pesci, portando alla chiusura del ciclo: un momento in cui le vecchie certezze vacillano e i nodi vengono al pettine. È un tempo di bilanci, decisioni cruciali e trasformazioni ineludibili che ci preparano al nuovo inizio che arriverà con l'ingresso di Saturno in Ariete durante il primo Fashion Month del 2026.



Nel periodo della restaurazione che pare non concludersi mai, arriva la notizia — prevedibile ma non troppo — dell’uscita di Silvia Venturini Fendi dalla direzione creativa della maison di famiglia, dopo l'ultima sfilata tenutasi lo scorso 24 Settembre.

Secondo le voci, a succederle potrebbe essere Maria Grazia Chiuri: un passaggio che personalmente vedo molto bene per Fendi.



La Settimana della Moda italiana di Milano: Tra Creatività e Crisi d'identità



Gucci: La "Famiglia" di Demna e la Strategia See Now Buy Now


Intanto la Milano Fashion Week ha accolto i debutti dei nuovi direttori creativi dei grandi brand, cominciando da Demna per Gucci, che ha reso pubblica sui social la sua la sua collezione SS 2026, "La Famiglia", con un giorno di anticipo, giorno 27 Settembre, giorno dello sciopero nazionale - ed onestamente penso che poteva ormai attendere -.


Collezione SS 2026 Gucci by Demna l'incazzata

Attraverso una serie di 37 stereotipi e maschere della società contemporanea ("La Sciura," "L'Incazzata," "Miss Aperitivo," etc.), il designer ha svelato una collezione, indossata dagli ospiti stessi e seguita poi da una presentazione a porte chiuse con la proiezione di un cortometraggio firmato Spike Jonze.

Un ottima trovata di marketing ben studiata, per lanciare quella che è una collezione see now buy now, ovvero subito acquistabile in 10 boutique Gucci e disponibile per un periodo limitato.


Commenti? Una rivisitazione dell'archivio ben fatta, dove non ci siamo distaccati eccessivamente dallo stile apportato negli ultimi anni da Sabato de Sarno, ma che incarna in qualche modo l'eccesso e talvolta trash di Demna.


Versace: Svolta concettuale o crisi d'identità?


Anche Dario Vitale ha optato per una sfilata a porte chiuse per il suo debutto da Versace. Dopo l'acquisizione da parte di Prada S.p.A. lo scorso aprile, l’entusiasmo per il ritorno della maison della Medusa in un gruppo a prevalenza italiana era palpabile. Tuttavia, sui social le reazioni sulla nuova collezioni non sono state molto accoglienti.


Versace by Dario Vitale SS 2026

La collezione è apparsa estremamente concettuale, con look maschili più audaci di quelli femminili, avvicinandosi forse troppo al linguaggio metaforico di Prada e Miu Miu. Questa direzione rischia di confondere e disperdere la clientela consolidata di Versace, da sempre attratta da codici di sexiness, sfrontatezza e glamour che poco hanno a che fare con l'estetica Miu Miu, di cui Vitale è stato design director.

Sebbene si debba riconoscere a Vitale il merito di un'ottima rivisitazione degli archivi anni '80, la posta in gioco è alta. È lecito domandarsi: questa mossa rischia di confondere l'affezionata clientela e non far rialzare gli introiti?

Versace aveva bisogno di novità, è certo, ed il continuo remix delle collezioni anni '90 di Gianni aveva un po' stancato (con rispetto per Donatella!).


È stata solo la prima collezione, realizzata anche in poco tempo. Attendiamo le prossime per poter davvero "criticare" l'opera di Dario Vitale.



Bottega Veneta: Il Trionfo della Sartorialità e la sperimentazione materiale


Bottega Veneta by Louis Trotter SS 2026

Il successo più grande se lo intasca Louis Trotter che ha debuttato in Bottega Veneta con una ricca collezione sperimentale che ha visto declinarsi l'intrecciato tipico della maison in ogni silhouette e tessuto, in maniera a dir poco ammirevole, con assaggi di look quasi Haute Couture. Proveniente dalla maison francese Carven, è stata nominata direttrice creativa di Bottega Veneta nel dicembre del 2024, si è presa il suo tempo, probabilmente non forzato dai numeri non spiacevoli generati da Bottega Veneta, dato che il precedente lavoro di Matthiu Blazy

(che tra pochi giorni debutterà in Chanel) è stato più che apprezzato fino all'ultimo giorno, probabilmente a differenza di quello che Kering ha chiesto al collega Demna.



Giorgio Armani: Il saluto del Re del Made in Italy



Giorgio Armani ultima sfilata alla Pinacoteca di Brera

A chiudere questa intensa settimana è stata la collezione di Giorgio Armani, l'ultima disegnata e curata dallo stilista prima della sua scomparsa lo scorso 4 settembre, in occasione dei 50 anni della maison. La sfilata, tenutasi presso la Pinacoteca di Brera, è stata uno spettacolo caratterizzato dalle tonalità di greige e blu, in un viaggio visivo tra Milano e Pantelleria. Non ci resta che l'emozione per salutare la grandezza dell'ultimo pioniere del Made in Italy

Da adesso, per la Armani e tutta la moda italiana, inizierà un nuovo capitolo.


Da qui in poi, per la maison Armani e per l’intera moda italiana, inizierà un capitolo nuovo. Un capitolo che vedrà anche l'affermazione di giovani leve sempre più solide nel panorama internazionale, di cui non solo Londra ne è il cuore pulsante



La moda come necessità, arte e segnale politico


In un'epoca segnata da forte incertezza globale, crisi economiche, spinte migratorie, inflazione galoppante e i tristi echi di conflitti bellici, sorge spontanea una domanda: quanto sono necessarie la moda e l'arte, di cui la prima è innegabile ramificazione della seconda?


La moda è un barometro culturale che riflette e registra in tempo reale il nostro comportamento di fronte ai fenomeni storici e sociali. I tessuti, le silhouette, i colori e persino le scelte di casting rappresentano il tentativo umano di trovare bellezza, rifugio o, al contrario, di lanciare un grido di denuncia in un mondo caotico.


Storicamente, i grandi designer hanno saputo trasformare le loro collezioni in strumenti sociali e politici, con il dovere di lanciare segnali forti.

Dalle minigonne come atto di liberazione negli anni '60, al grunge anni '90, che abbiamo già citato, come espressione di disillusione dagli eccessi del decennio precedente e della decadenza sociale di quegli anni, fino ai

Marco Rambaldi SS 2026

codici gender fluid di oggi, la moda si fa da sempre la tela della nostra identità collettiva.


Non tutti adottano responsabilità con la stessa intensità, ma alcuni

designer scelgono deliberatamente il linguaggio della moda per affrontare temi scomodi. L'esempio di Marco Rambaldi, che decide di uscire in passerella per il saluto finale tenendo in mano la bandiera della Palestina è eloquente: le sue collezioni, inni all'inclusione, alla diversità dei corpi ed alla sperimentazione, trasformando la passerella in un manifesto di resistenza, che con questo gesto si sente ancora più forte.


In questo momento in cui si avvicina la chiusura di questo ciclo Saturnino, la moda ci offre non solo una via di fuga, ma soprattutto uno spazio di riflessione e un'opportunità per ridefinire i valori e i codici con cui affronteremo il domani.



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Dialoghi di Stile
di Valentina Maugeri

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