ETRO “LOOK FORWARD”
- Valentina Maugeri

- 5 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min
Stavo preparando qualche giorno fa questo post di approfondimento riguardo l’ultima passerella di Etro AI 2026-2027 della scorsa Milano FW, ultima davvero perché lo si è rivelata esserlo per Marco De Vincenzo, direttore creativo per quasi 4 anni.
C’era da aspettarselo? Ovviamente niente di nuovo. Inoltre, proprio lo scorso Dicembre 2025 ha visto la vendita totale del marchio da parte della famiglia Etro, quindi qualcosina credo bollisse già in pentola.
Ma non parleremo di questo, noi siamo qui per parlare di stile e creatività!

Etro è un famoso marchio, nato nel 1968, prima di alcuni altri big, di cui però non si parla mai abbastanza, non fa hype, non è social, forse non è sostenuto da un nome importante, non so quale può essere la ragione di questo.
Uno degli unici brand italiani che mantiene sempre un filo conduttore collezione dopo collezione, rinnovandosi senza mai essere ripetitiva, questo grazie alla visione di un direttore creativo di nome e di fatto, uno degli unici a Milano che in questi anni di finanza e crisi d’esaurimento travestita da quiet luxury ha sempre di elevato la moda dal suo status commerciale ad arte.
Siciliano, precisamente di Messina, Marco De Vincenzo si laurea a Roma, ed inizia la sua carriera presso l’ufficio stile di Fendi come designer degli accessori, di cui ancora oggi ricopre il ruolo. Successivamente fonda il suo omonimo marchio, oggi in stand-by e poi nel 2022 arriva Etro.
Marchio con un’identità distintiva, caratterizzato da linguaggi multietnici e cosmopolita, di viaggi interiori ed esteriori, di una bellezza che rifiuta l’omologazione e le tendenze, lo stile di Etro è ricco, stratificato, caratterizzato da intensi colori,
che guardano al mondo orientale, a quello etnico, all’India, ed in parte a quello British (cosa evidente in questa ultima collezione), reinterpretati in un’estetica moderna, a tratti dal sapore bohémien.

L’innata passione per viaggi ed esplorazioni di Gimmo Etro, fondatore del marchio, hanno portato mondi differenti a divenire leitmotiv delle linee proposte.
É proprio dallo studio delle stoffe orientali, dei motivi persiani che Etro inizia la sua storia come azienda produttrice di tessuti pregiati, ed è su quelli che si è sempre concentrato, divenendo riconoscibile soprattutto per il celebre tessuti Arnica e la stampa paisley.
In questa ultima collezione FW 26-27 viene riassunto tutto: i mondi lontani si incontrano tra loro senza tempo, in un mix di fogge in cui giacche in stile marinara, pantaloni di pelle, abiti longuette, caftani, gonne da gitana, fanno il loro incontro con un’estetica folk e anglosassone fatta di tartan, simboli araldici, lavorazioni a maglia trompe l’oeil che proseguono poi con ispirazioni nomadi, uniti a maxi stampe e tocchi di glam dati da piume, frange e paillettes. Una “confusione non confusa” che invece trasmette una coerenza visiva che look dopo look racconta una storia, una storia di evoluzione, aggiungerei io.
Questo si che secondo me, è un gran lavoro ben fatto per la costruzione di una collezione, in cui “tutto torna, ma mai si ripete, perché le possibilità sono infinite”

Un mix artistico proprio del DNA del marchio che Marco de Vincenzo ha preso e reinterpretato a modo suo anche attraverso le contaminazioni con le altre discipline artistiche come la musica; infatti l’ultima sfilata ha visto la collaborazione con Bluem, musicista sardo dal suono internazionale ma con radici folk e il gruppo romano Numero Cromatico per il setting.
In passato ci sono stati Amy Lincoln, i Santamarea, Miglio, Agostino Iacurci e La Niña.
Ogni volta che guardo una collezione di Etro di Marco De Vincenzo io penso a Franco Battiato, ed alla sua sperimentazione musicale che guardava ad altri territori e culture lontane, diverse dall’Occidente, ma indicate con una sensibilità che non si può descrivere in semplici parole qui e che secondo me hanno tanto in comune con l’estetica del marchio.
E voi cosa ne pensate?
Vi aspetto nei commenti.




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